Caro Andrea ti scrivo … così mi sfogo un po’

Caro Andrea, so già che come ogni scritto aperto anche questo si perderà tra le trame del web in un flusso di parole senza istante né nome, ma sento la necessità di scriverti, anche solo per sfogarmi. Da quando ne ho memoria la tua voce riecheggia nella mia testa, cosa non sempre ben capita nella mia infanzia quando alle sigle dei cartoni animati canticchiate dai miei compagni di scuola rispondevo con l’imitazione di un tuo acuto (beh, in questo sono stato sempre particolare). La tua voce è potenza, libertà, e per chi come me l’ha avuta per anni ingarbugliata, negata da problemi logopedici, significava e significa tanto.

E per questo ti ringrazierò sempre per essere stato una voce amica da piccolo, per avermi fatto conoscere nuovi mondi; resterai sempre un esempio da seguire per come hai risposto alle difficoltà della vita, ma oggi, nel mio piccolo, mi sento di scriverti per un motivo non positivo. Per quelle parole dette con leggerezza, quasi superficialità; quell’umiliato e offeso, buttato lì come se nulla fosse. Caro Andrea, dopo aver sentito e risentito, sperando di aver capito male, io, più che umiliato ed offeso, mi sono sentito incazzato.

Incazzato ripensando al volto segnato di tutti quei medici e infermieri che si sono sacrificati quotidianamente per stipendi da fame, e addirittura in alcuni casi senza nemmeno un contratto stabile. Incazzato ripensando ai 35.107 morti solo in Italia, 649mila nel mondo. Ed aumentano di minuto in minuto. Incazzato ripensando a quei giorni e le conseguenze su migliaia di famiglie che ancora oggi vivono nell’incertezza nel poter mettere un piatto a tavola. Se dobbiamo parlare di umiliazione ed offesa, penso a chi ha dovuto elemosinare aiuti dallo stato o a chi è stato lasciato solo. Al mercimonio su dispositivi medici, e all’affarismo di alcuni prenditori e politicanti (e qualcuno secondo le indagini di questi giorni appartenenti alla compagine politica che ha messo su questa pantomima). Incazzato ripensando al dolore di famiglie nel non poter dare l’ultimo saluto ai propri cari, nel trovarli riconsegnati in un urna sterile, nel non trovar senso a quelle lacrime. Ripensando a quegli amori per mesi senza calore.

Non c’è bisogno di conoscere qualcuno infetto per capire la gravità di questo male. Anzi, bisognerebbe ringraziare il cielo e qualsiasi dio se non si è dovuto piangere da soli e nel buio delle nostre case.

Caro Andrea ti adoro e ti ammiro e non vedo l’ora di poter ritornare a un tuo evento, e so già il circo di guelfi e ghibellini che verrà su nelle prossime ore, ma come sei una voce importante per me lo sei per migliaia di persone. Chi ha un potere come il tuo, un’influenza sugli altri, ha un enorme responsabilità e questo non significa non avere libertà di parola, anzi è tutto il contrario: hai un megafono che pochi hanno al mondo, purtroppo in questo caso è stato utilizzato malissimo.

Caro Andrea, benché incazzato non voglio farti nessuna morale, non ne ho lo spessore né i mezzi, ma mi permetto nel mio piccolo di darti un consiglio non richiesto, che poi è lo stesso che ti hanno dato i tuoi figli, e nel farlo prendo in prestito le parole (che dovrebbe valere per ogni contesto) del mio corregionale, il grandissimo Luciano De Crescenzo la  conoscenza  differisce dall’opinione in quanto la prima vede le cose come effettivamente sono, mentre la seconda le immagina in forma sbiadita e confusa, cioè intermedia tra l’essere e il non essere

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