Cos’è il subvertising?

Il termine subvertising, coniato nel 1991 dal critico d’arte del New York Times Mark Dery unendo i vocaboli subvert (sovvertire) e advertising (pubblicità), sta ad indicare l’opera di “vandalizzazione creativa” di affissioni pubblicitarie o campagne politiche allo scopo di trasformare una comunicazione subita passivamente in una forma di linguaggio e di pensiero attiva. Il sovvertimento avviene attraverso la ri-creazione o l’alterazione dell’immagine e/o del messaggio originale, provocando, tramite l’ironia e il sarcasmo,  una critica di carattere politico e sociale nei confronti del titolare del cartellone.

Secondo Adbusters, una rivista canadese sostenitrice della controcultura e del sovvertimento, “Un sovvertimento ben prodotto imita l’aspetto e l’atmosfera dell’annuncio preso di mira, provocando, tramite la ‘doppia ripresa’, una dissonanza cognitiva nello spettatore al quale la ‘campagna pubblicitaria e lo sfarzo della nostra realtà mediata’ gli viene rivelata attraverso una ‘verità più profonda all’interno‘”. La riappropriazione di spazi pubblici contraddistingue l’intervento dei subvertiser da altre forme di Street Art proprio per la forma di interconnessione e attivismo sociale che rende l’intervento estetico – visivo azione sociopolitica, essi “forzano un dialogo dove prima c’era solo una dichiarazione” come sostiene l’autrice Naomi Klein.

Le radici storiche di questo dirottamento pubblicitario, così come le tecniche adoperate, trovano ispirazione dal Letterist International francese degli anni ’50 e, successivamente, dalla più nota Situationist International, in cui lo scontro con le visioni culturali imposte dalla società di massa e dai nuovi mezzi di telecomunicazione spinge a ricercarne inediti sfruttando proprio gli stessi mezzi.

Nel corso degli ultimi decenni, tale forma d’arte è più volta sorta agli onori della cronaca per le campagne intraprese, la più clamorosa fu agli albori del Watergate quando un gruppo di subvertiser decise di sovvertire il logo dei manifesti della campagna per la rielezione di Richard Nixon aggiungendone un ulteriore X richiamando così il logo della compagnia statunitense Exxon accusata di pilotare l’azione politica del partito repubblicano.

Sempre a fine anni ’70, nell’ottobre del 1979, un gruppo di attivisti australiani antifumo chiamati BUGAUP iniziò a modificare il testo sui cartelloni pubblicitari del tabacco per sovvertire i messaggi degli inserzionisti. Queste azioni hanno indotto nel corso degli anni ad ispirare una legislazione contro il tabagismo, portando non solo ad aggiungere sul pacchetto le indicazioni delle cause di malattie del fumo ma ad un innalzamento del costo medio che può raggiungere i 30 dollari a pacchetto.

Altro esempio di sovrapposizione e alterazione pubblicitaria è il caso del personaggio di “Mc Supersized” ideato da Ron English, si tratta di un Roland Mc Donald (la mascotte dell’omonima catena di fast food) obeso volto a denunciare l’impatto sulla salute dei consumatori.

Due giorni dopo le elezioni statunitensi del 2008 che videro l’elezione del nuovo presidente Barack Obama, il 6 novembre, tra New York e Los Angeles furono distribuite 100.000 copie di un giornale fasullo del New York Times ambientato sei mesi nel futuro con lo scopo di immaginare la fine della guerra in Iraq e un’economia diversa e sostenibile. L’iniziativa fu organizzata da The Yes Men coinvolgendo altri gruppi quali Anti-Advertising Agency, Code Pink, United for Peace and Justice, May First/People Link e Improv Everywhere.

Nel 2015, durante la conferenza sul clima di Parigi la COP21, il collettivo noto come Brandalism installò 600 poster che attaccavano quella che percepivano come l’ipocrisia degli sponsor aziendali.

Nel 2018, un gruppo chiamato Legally Black cambiò a Londra l’etnia dei personaggi nei poster di Harry Potter dal bianco al nero.

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