Di Battista omofobo?

L’involuzione della comunicazione politica degli ultimi anni ha portato sempre più la forma ad impadronirsi della sostanza. Poche parole chiare e semplici, senza indagare o approfondire i vari fenomeni. Nessuna compagine politica ne è immune, dalla destra “Dio, patria e famiglia” sino alla neo-sinistra che va di contrapposizione. È la conseguenza della cosiddetta crisi ideologica: la stasi del pensiero e la sublimazione della politica del consenso. Oggi per analizzare un qualsiasi messaggio politico è essenziale tenere a mente ciò, altrimenti il rischio di perdersi nella propaganda è concreto, quindi ritornando alla domanda che ha aperto questo pensiero: l’ex parlamentare 5 stelle Di Battista è omofobo?

Sostanzialmente NO, formalmente SI!

Nel post di ieri esprimendo la sua opinione sul tema della legalizzazione delle droghe leggere, in questi giorni al centro del dibattito parlamentare, ha aperto con una critica alla comunicazione che accompagna la discussione e che aveva visto nella mattinata alcuni parlamentari presentarsi con una pianta di marijuana dinanzi a Montecitorio. Gesto che voleva portare attenzione sul tema e certamente efficace quarant’anni fa. Fin qui tutto normale e che fa parte del gioco politico, il problema è sorto quando alla frase “Volete la regolamentazione della produzione e della vendita della cannabis? Allora evitate di farvi i selfie con una canna in mano. Si tratta di gesti infantili ed altamente controproducenti” si è accompagnata “Ricordano coloro che pretendono di ottenere un miglioramento dei diritti civili per gli omosessuali esibendosi in volgari forme di trasgressione durante i Gay Pride”.

Un autogol comunicativo che ha spostato tutta l’attenzione dal tema cannabis legale al tema omofobia. E a giusta ragione, perché anche se funzionale, era necessario tale paragone?

E si ritorna al tema della forma e della sostanza. Per la forma ha innescato i peggiori istinti della cosiddetta mascolinità tossica e che un politico lungimirante dovrebbe guidare, salvo che essa non sia cercata per far parlare di sé e in quel caso l’ammonimento vale doppio, perché se un politico ha l’onere di farsi portavoce di una tematica ha anche la responsabilità di guidarla nella giusta direzione, e in questo caso si è incartato su se stesso.

Sulla sostanza invece non posso che essere in parte d’accordo con tale osservazione sulla comunicazione autoreferenziale; che ad oggi i PRIDE (non più gay pride) siano oggetto di mistificazione è lapalissiano. Quando si vogliono screditare battaglie sacrosanti come quella della legge contro l’omofobia, l’adozione o la GPA, vengono usate in contrapposizione immagini estrapolate dal proprio contesto ed utilizzate come arma per colpire un intera comunità. E forse in questo sarebbe necessario un’analisi da portare avanti in modo aperto all’interno della comunità LGBTQ+, perché se è vero che tutto nasce dai moti di Stonewall lo è anche l’evidenza che le esigenze rispetto a cinquantuno anni fa le cose sono mutate. Se un tempo bisognava affermare “io esisto, ho la dignità di essere umano”, e con ogni mezzo bisognava attirare l’attenzione, oggi (benché diversificato nel mondo) andrebbe accompagnata una lotta sui diritti sociali. E mobilitare l’opinione pubblica su larga scala è essenziale in tale ottica. Un’attuale forma che esalta la sostanza.

Vedendo i precedenti però sono pessimista. Questa discussione finirà nel calderone delle polemiche quotidiano e ciò è un peccato perché non si fa altro che alimentare la stasi politica e sociale che sta facendo precipitare la nostra società verso un senso d’indifferenza ed apatia collettiva. Un click se sei indignato, un cuore d’accordo e un’etichetta per interagire. Che spreco.

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5 risposte

  1. Mario Imperio ha detto:

    Avrebbe dovuto informarsi ed esprimersi in modo informato. Approfondendo la tematica.
    Ha fatto la solita cosa all’italiana; parlare di una cosa, buttarla lì senza essere informato e aizzare persone che sulla cosa non sono informate e pretendono di parlarne.
    E poi non contento per difendersi mette in mezzo Imu, cannabis, taglio dei vitalizi e Pride assieme.
    Ma di cosa stiamo parlando?
    Ma stesse zitto.

  2. Marco DeFa ha detto:

    No, non era necessario. O se voleva parlarne poteva esprimere il suo pensiero sul tema in maniera più approfondita dato che si è in seguito lamentato di essere stato frainteso.

  3. Nugnes ha detto:

    Solo politicamente ignorante

  4. Ulisse Robe ha detto:

    Di Battista omofobo ??
    Non credo.
    Per conto mio queste organizzazioni gay…..sono state la distruzione della vera omosessualita’.

  5. Betty M ha detto:

    Ciao Michele, non sono d’accordo con te perché la comunità LGBTQ+ dovrebbe essere libera di esprimersi, soprattutto nel suo giorno dove può farlo tranquillamente senza rischiare il pestaggio da parte di un gruppo neofascista. Non sono gli etero a dover insegnare a gay, lesbiche, trans, queer e bisessuali come dovrebbero comportarsi durante le manifestazioni per i propri diritti, fino a che non fanno male a nessuno non ci dovrebbe essere problema, non mi sembra che qualcuno protesti contro le ballerine mezze nude del carnevale di Rio… e chissà perché. Socialmente è accettato che lo facciano le donne, ma gli uomini non possono farlo. Non è la comunità LGBTQ+ a doversi adeguare alla società, è la società che deve progredire e diventare più aperta.

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