Diario dalla zona arancione – giorno 51

Nelle trame di questa giornata, iniziata tutto sommato bene, si è inserito un senso di angoscia e paura quando nel primo pomeriggio abbiamo ricevuta una chiamata dalla campagna da parte di mio padre che era stato vittima di un tentativo di rapina.

Con la maggior parte delle strade chiuse, ci siamo dovuti fare il giro della città prima di giungere sul luogo. Per fortuna il tentativo non è andato in porto. Solo tanta paura, soprattutto quando si e visto sventolare un coltellaccio dinanzi alla faccia.

A mente calda la rabbia era tanta. Come si fa ad andare vicino a un uomo di 54 anni, stanco, calato in mezzo alla terra e pensare di fare ciò, di portargli via il lavoro di una giornata. Rabbia e paura.

A mente fredda però, assicuratomi che tutto sia andato per il meglio, senza nessuna conseguenza, ho iniziato a ragionare. A ragionare sul fatto che sicuramente non erano “professionisti”, altrimenti in questo momento nemmeno starei scrivendo questa pagina. Così come non si trattasse di un tentativo di furto grande, altrimenti avrebbero puntato il camion.

Allora parlando con mio padre, lui ripensando a quei momenti, ha pesato fossero persone in difficoltà. Cosa che assolutamente non li giustifica, ma che mi fanno porre una domanda: perché non chiedere un aiuto invece di arrivare a tanto? Sicuramente non sarebbe stata negata, anzi. Perché arrivare a mettere un coltellaccio dinanzi al volto di una persona rischiando di creare conseguenze irrimediabili?

A mio padre è andata bene, ma ho paura che questo momento così particolare, questo momento di tensione sociale, di fame, possa alimentare mostri più grandi. Questo virus non sta distruggendo solo i rapporti personali e settori dell’economia, ma anche sta facendo perdere i limiti della legalità per sopravvivere. Il problema è che si potrebbe creare sul lungo andare in “mors tua vita mea”, morte tua per la mia vita, e a questo non c’è un rimedio. Deve finire tutto presto e dobbiamo il prima possibile ripartire.

A domani

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