Diario dalla zona arancione – giorno 53

Inizia un nuovo mese, maggio. Inizia con la ricorrenza che si collega direttamente a settimana scorsa, la libertà, la Costituzione, il lavoro. Quel mezzo che da dignità, quello strumento essenziale per realizzare sogni. Iniziare una vita diversa dall’essere figlio.

Venendo da una famiglia non benestante, fin da bambino mi è stato insegnato il suo valore, anche con piccoli gesti. Ricordo ad esempio quando volendo la “club house di Hamtaro” mi fu detto di accompagnare mio padre di notte. Ovviamente non era un lavoro, anzi ero la piccola mascotte del mercato ortofrutticolo dove lavora, ma quando per ogni cassettina ricevevo “un soldo” fino ad arrivare al gruzzoletto ricordo che proteggevo e curavo quello che era un giocattolo come un tesoro. Questo è uno degli insegnamenti più importanti che mi ha dato la mia famiglia, il valore del lavoro.

Poi nel corso della mia vita è diventato un mezzo che mi aiutato a superare delle mie insicurezze. Quando ad esempio ho dovuto ricoprire il ruolo di cameriere in un ristorante e tuttofare in pizzeria, dovendo stare per forza di cose a contatto con le persone, è stata una palestra per la mia timidezza, che sempre mi resta ma nettamente più attuata.

Così come il lavorare in un call center per superare in parte la mia balbuzie, o l’animatore nel non prendermi troppo seriamente e prendere le cose più alla leggera. O come negli ultimi anni una sorta di fattorino che mi ha dato l’enorme responsabilità non solo di gestire il tempo, ma anche nell’avere un approccio professionale perché non rappresento me stesso. Quest’ultimo poi è stato essenziale per poter arrivare tranquillamente quasi alla fine dei miei studi (che questa quarantena sta allontanando il traguardo), e per questo quello che porterò di più nel mio cuore perché se riuscirò a realizzarmi sarà grazie ad esso.

Se penso al futuro, in questo momento non nego le paure che mi assalgono per questa situazione paradossale in cui siamo piombati. E il rischio di una recessione economia, di una depressione globale diventa un’ombra che si addensa all’orizzonte. Solo il tempo lo dirà.

Comunque di certo questo primo maggio mostra le tante contraddizioni di questo paese. Chi si è immolato in questi mesi facendo il proprio dovere, viene contrapposto a chi volendo giustamente ripartire rischia di rendere vano il sacrificio di medici e infermieri. Che brutto periodo.

A domani

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