Diario dalla zona arancione – giorno 54

Una settimana fa scrivevo che questo sarebbe stato l’ultimo sabato di quarantena. Che illuso. Si andrà avanti per almeno altre due nell’attesa di vedere il nuovo trend di questo maledetto virus. Un andamento che se su base nazionale scende blando, al nord resta pressoché immutato mentre al sud rasenta lo zero.

Chi mi conosce sa bene quanto ci tenga al concetto di unità nazionale, mi sono scagliato spesso contro i neoborbonici per questo, perché se da un lato è giusto rivendicare una verità storica dall’altro è assurdo pensare di ritornare indietro di 160 anni.

Ma sempre per in tal senso, non posso negare che nell’ultimo periodo mi sono altresì ritrovato ad essere insofferente verso le pressioni di un determinato ceto politico settentrionale che spinge o per un blocco o per un via libera generale; come se la Calabria a 0 casi oggi possa essere paragonata alla Lombardia che si aggira attorno ai 1000.

Una politica bieca che fonda tutto su una visione economica, che forse analizzerò meglio nei prossimi giorni, ma che si concretizza nel caso Whirlpool. Quando nel settentrione ci furono le prime restrizioni, la sede di Napoli che doveva essere dismessa riprese a lavorare a pieno regime, con la prospettiva che essa potesse ridiventare centrale in un ottica di sviluppo economico potenzialmente ribaltando la situazione. Questo molto brevemente e senza analizzare le filiere correlate.

Una guerra tra precari in cui nessuno ne esce vincitore se non la sfiducia e l’antagonismo sociale. All’orizzonte la luce appare offuscata da nubi tetre, ma come sempre, spero di sbagliarmi.

A domani

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