Diario dalla zona arancione – giorno 56: “tana liberi tutti”

È iniziata quella definita fase 2 nel peggiore dei modi. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma le immagini di questa giornata non sono per nulla incoraggianti. Vuoi che dopo quasi due 2 mesi di reclusione e c’era la necessità di sentirsi liberi, vuoi che non è stata ben compresa, ma sembrava di essere passati direttamente alla fase 3 o 4.

Cosa che non va assolutamente bene. Veniamo da periodo drammatico segnato da morte e sofferenza, continuiamo a ricevere dati che segnano nuovi decessi ogni giorno, con un incremento rispetto all’anno scorso che in alcune aree è del +500%. Ancora non esiste una cura.

E qui ritorniamo a quella conferenza del 26 maggio, dove fu annunciata la “fase 2”, un errore di comunicazione senza attenuanti, perché andava presentata come una diminuzione delle limitazioni personali, come un alleggerimento di quelle in corso, altrimenti l’idea che passa è di un “tana liberi tutti”. Una visione che rischia di farci tornare indietro di due mesi.

Questo mi provoca rabbia perché, nonostante la possibilità, sto continuando, nei limiti, ad evitare di incontrare persone per me essenziali perché un po’ più distanti di un quartiere. Ed è pesante perché sono quasi due mesi.

Cerco di tenere bene a mente le immagini di Bergamo, e per rispetto a quella dimensione che riesco a sopportare, ma quando vedo la contrapposizione con la giornata di oggi, questo mi genera rabbia ed amarezza. Vabbè meglio finirla qua.

A domani

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