Fedez, la Ferragni e l’eterno provincialismo italiano

Nel paese dell’eterna polemica, quella che ormai è divenuta insopportabile e insostenibile è certamente quella che, quasi quotidianamente, colpisce i coniugi Ferragnez; sia per toni sia per gli argomenti portati avanti (e sorvolo sui personaggi o associazioni che puntualmente si fiondano sopra). Stavolta il pomo della discordia è l’essere stati interpellati dal premier Conte per spingere “i giovani” all’uso della mascherina.

E vi dirò, è la decisione migliore presa finora. Anzi, è arrivata con un bel po’ di ritardo.

Parliamo di due trentenni con un ampissimo seguito sui social. Sono nella top 5 dei più seguiti, primi 2 se togliamo il calcio e la cucina. Messi insieme i numeri di Instagram, Twitter, Facebook e TikTok i seguaci si aggirano attorno ai 40 milioni. Due terzi della popolazione italiana. Adesso, visti i loro numeri mostruosi, chi doveva chiamare Conte? Giordano che strilla “Donato il bonus monopattino”? Siamo seri su.

Il tema dell’eterna polemica sui due coniugi è la perfetta rappresentazione del problema culturale che vive oggi l’Italia. Un provincialismo endemico che riconduce la visione generale a un immobilismo storico che puntualmente si riflette nell’approccio alla “questione nazionale”. I tempi cambiano, la cultura muta, la società si trasforma.

Quando ero piccolo, il sogno più ricorrente dei miei coetanei era diventare cantante o calciatore, gli altri sport nemmeno esistevano. Al tempo dei miei genitori, dopo lo sbarco sulla Luna, era diventare astronauti e colonizzare lo spazio; forse al tempo dei miei nonni, con la diffusione del cinema, l’essere un attore. Oggi, a questi che comunque restano, si è aggiunto per le nuove generazioni quello di fare l’influencer, il gamer o lo YouTuber, che sono lavori a tutti gli effetti e che producono economia ed entrate fiscali per lo Stato.

Può piacere o meno, ma oggi per migliaia di giovani sono esempi da seguire, e personalmente sono contento di ciò. Ricordiamoci che parliamo di due ragazzi che solo la scorsa primavera hanno donato 100mila euro al San Raffaele ed avviato una raccolta fondi che in poche ore ha raggiunto 3 milioni d’euro serviti per respiratori e posti letto che hanno letteralmente salvato vite nel momento più difficile della prima ondata di questo virus. Per non parlare del crowdfunding lanciato in occasione del loro matrimonio e donati per un gesto incredibile o l’iniziativa di Fedez di dare l’anticipo destinato agli artisti per i loro concerti ai lavoratori dello spettacolo in difficoltà a causa del lockdown e del blocco degli eventi pubblici.

Questi due ragazzi stanno applicando un detto che renderebbe la quotidianità migliore “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, e sarò ripetitivo, ma preferisco mille volte esempi come questo piuttosto che altri che incitano ad affondare barconi, ad essere razzisti o odiare il prossimo.

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