Giù la statua

Abbattere un simbolo può rendere il mondo migliore? Dipende. Ma da cosa dipende? Da quest’ultimo interrogativo vorrei porre una riflessione. Ogni lotta, ogni battaglia, nasce sulla base di un bisogno una necessità. Negli USA la morte di George Floyd è stato il momento per palesare tale malessere. Non perché la violenza della polizia americana sia una novità, né tantomeno perché il tema del suprematismo razziale sia un’inedita ideologia,ma perché c’è un volto. C’è il volto di Floyd schiacciato sull’asfalto per 8 minuti e 26 secondi, c’è la vita che vola via da un essere umano, c’è quello sguardo apatico, spossante, sadico, che schiaccia la libertà. Così quel crimine diventa un simbolo.

Un simbolo talmente forte che ha spinto migliaia di persone in strada in tutto il mondo per rivendicare il diritto di una vita migliore. Del sacrosanto riconoscimento dei diritti civili così come dei diritti sociali, imprescindibili questi ultimi per dare piena attuazione ai primi. Un movimento che nasce in un momento non facile per il mondo che sta affrontando la lotta al COVID e che chiama l’umanità a una chiara responsabilità collettiva, a un risorgimento valoriale, perché se nessuno si salva da solo è altrettanto vero che il sistema attuale non è in grado di garantire ciò.

Un momento storico capace di segnare le scelte politiche dei prossimi anni ma che rischia di trasformarsi in folklore. Perché ad una parte che chiede giustamente il riconoscimento della dignità della vita e lotta per ottenerlo, si sta affiancando quello che definisco il movimento dei divanari, soggetti che in buona fede abbracciano una tematica senza capirne la reale essenza e portata, ponendo temi che nel quadro generale risultano superflui e quasi stucchevoli.

L’abbattimento di un pezzo di marmo o ferro, così come l’atto stesso sono simboli ma che da soli valgono a niente se dietro non ci sono persone che ne conferiscono il potere per cambiare lo status quo. Perché togliere un simbolo ma far restare in piedi la dimensione reale attuale, è semplicemente una vittoria di Pirro. Anzi, l’incentrare la discussione su questo rischia di far passare la questione razziale in secondo piano mettendo al centro il “processo alle statue”. Un errore madornale, anche perché in una semplificazione del linguaggio tutto si trasforma in slogan allo scopo di coprire la richiesta di uguaglianza retributiva e sociale, la possibilità di accedere a un lavoro senza discriminazione, d’istruzione, di reddito. La parità di opportunità.

Altro tema su cui ragionare è quello storico. Negli anni recenti abbiamo visto decine di statue e simboli venire giù, dal muro di Berlino, alle statua di Saddam o di Stalin nei paesi dell’ex URSS, corollario di un periodo che ha significato cambiamento. Sono stati buttati giù da coloro che avevano vissuto quel periodo, subito quei soprusi, era l’esaltazione della libertà. Ma se ciò fosse avvenuto a secoli di distanza, in un mondo in cui quei simboli aveva perso la loro forza, come l’avremmo giudicato, come atto di libertà o vandalismo?

La linea della storicizzazione di un dato evento è essenziale in questa disamina. Abbattere il Colosseo duemila anni fa poteva essere un simbolo contro la schiavitù, farlo oggi sarebbe un crimine, eppure lì dentro sono avvenuti dei crimini contro l’uomo. In questo però interviene la prescrizione storica, se un qualcosa non ha effetti oggi è “perdonato”. Per questo studiamo Platone e Socrate senza definirli pedofili, ammiriamo Caravaggio senza definirlo assassino, leggiamo D’Annunzio senza definirlo fascista.

La storia dell’uomo è fatta di eventi che oggi costituiscono la nostra identità, condannare il passato con l’occhio del presente distorce il giudizio finale. Questo non vale come condono morale. I crimini restano tali, ma proprio questa valutazione storica ci deve portare a dare una nuova dimensione, costruendo i simboli della nostra civiltà capaci di soppiantare gli orrori del passato.

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Una risposta

  1. Max Pasc ha detto:

    Abbattere significa cancellare la memoria di quello che è successo..e non insegnare quello che veramente è stato…la Chiesa in se stessa per non far conoscere i soprusi abbatteva e cancellava…questi devono rimanere eretti, promulgare la realtà e andare vicino a denigrarli…

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