Il Governo dei Peggiori

Dopo settimane di esaltazione collettiva su quello che sarebbe dovuto essere il “governo dei migliori”, l’esecutivo guidato da super Mario col compito di riportare l’armonia nazionale accontentando i malumori di un parlamento infantile, è stato presentato nell’accrocchio eterogeneo di nomi accomunati solo dall’appartenenza geografica. Una montagna che ha partorito un topolino, una miscela tra i governi Conte I-II, Letta e Berlusconi IV condita da qualche tecnico che dovrebbe far distogliere lo sguardo da una porcheria politica.

Su 23 Ministri che hanno giurato solo 5 sono del SUD, con un imbarazzante sbilanciamento verso NORD  e quella classe politica lombarda (9) che nell’ultimo anno ha dimostrato la sua totale inconsistenza, segnando una delle vittorie della Lega e di una certa propaganda che nei due anni del governo giallorosso aveva preso piede.

Le novità assolute nei ministeri sono solo sei e sono tutti tecnici: Messa all’università, Bianchi all’istruzione, Franco che da Banca d’Italia passa al Mef dopo essersi dimesso dalla ragioneria generale dello Stato per dei messaggi di Casalino dove venivano definiti “pezzi di merda”, Colao che Conte designò alla guida della task-force della FASE-2 per la ripartenza economica dopo la prima ondata del Covid, Cingolani alla transizione ecologica e la Cartabia alla giustizia. Proprio quest’ultima ha fatto storcere il naso, non tanto per l’eccellente curriculum ma per alcune posizioni assunte in questi anni e che vanno in contrapposizione a un’idea progressista di società e che infatti ha già fatto esultare Adinolfi; ciellina, negli anni ha definito i diritti civili “falsi diritti”, criticando e ponendosi in opposizione ai matrimoni egualitari, alle adozioni omogenitoriali, al testamento biologico, all’aborto, alle unioni civili e al fine vita. Mentre il M5S subisce l’ennesima umiliazione sul Ministero della Transizione Ecologica che non avrà incorporato il MISE andato alla Lega. L’ultimo tecnico, stavolta riconfermato, è Luciana Lamorgese che segna un’altra giravolta nel partito di Salvini che dopo averla indicata come “il Ministro degli sbarchi” dovrà votargli la fiducia.

Se questi tecnici sono diretta emanazione di Draghi, per la composizione dell’intera squadra ci si aspettava un passo indietro della componente politica eletta a favore dei nomi migliori indicati dai partiti. Ciò non è avvenuto è troviamo una pesca a piene mani dal recente passato: dal governo Conte II viene incredibilmente riconfermato Di Maio agli esteri, così come D’Inca ai rapporti col parlamento, Guerini alla difesa, la Bonetti alla famiglia e Speranza alla salute; mentre cambiano la Dadone che va alle politiche giovanili, Patuanelli alle politiche agricole e Franceschini alla cultura. Dal Conte I la Stefani, nota per le battaglie su Bibbiano e oppositrice del reato di tortura,passa dagli affari regionali al Ministero per la disabilità, Garavaglia da viceministro al MEF diventa ministro al Turismo e Giorgetti da sottosegretario va al MISE.

Dal governo Letta torna Giovannini che va alle infrastrutture e Orlando al lavoro dopo aver ricoperto l’incarico all’ambiente con Letta e alla giustizia con Renzi e Gentiloni. Ritornano dall’oltretomba del governo Berlusconi IV Brunetta nuovamente alla pubblica amministrazione, la Carfagna al SUD e la Gelmini che cercherà i neutrini agli affari regionali sperando di non cadere in conflitti d’interesse essendo lei coordinatrice di FI al NORD.

Nessun leader tra Zingaretti, Salvini, Renzi, Berlusconi, Calenda o Bonino è entrato direttamente a formare il governo tranne Di Maio benché formalmente Crimi sia il reggente. Alla fin dei conti a trionfare è il centrodestra, con la Lega in dicasteri propagandisticamente strategici e Forza Italia che affossa la retorica grillina dell’onestà e della discontinuità, quest’ultimi dilaniati dal quesito fraudolento su Rousseu e la consapevolezza di una classe dirigente piegata al palazzo tanto criticato. Esulta Fratelli D’Italia che dall’opposizione accrescerà i propri consensi, probabilmente divenendo il primo partito della coalizione, mentre il PD e il centrosinistra sta ancora cercando di capire come siano passati dallo scacco matto ad essersi inginocchiati a un partito del 2%.

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