Il linguaggio di De Luca è un regalo a Salvini?

È un articolo di Guido Cavalli per il The Post Internazionale a farmi scrivere questo pensiero. Una riflessione (che potete leggere qui) sul linguaggio del presidente della regione Campania di cui l’autore ne da una visione negativa e su cui difficilmente si può essere contrari. La politica, nella sua massima espressione, dovrebbe rappresentare la bellezza, dovrebbe porsi come obbiettivo l’elevazione dell’animo umano, dovrebbe essere lo strumento per creare armonia. Almeno in un mondo ideale, perchè nel contesto attuale con una crisi economica che si accoda a quella del 2008, dove la ricerca di un identità e di una morale diventa arma politica, tale discussione rischia di sembrare un dialogo tra la contessa Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare e la caricatura di Maria Antonietta.

Il successo (secondo i sondaggi) di Salvini e della Meloni, e che un tempo fu del M5S, sta nel farsi attori e megafoni di un linguaggio per nulla aulico ed istituzionale volto a incarnare “l’uomo del popolo per il popolo”. La forma che sostituisce la sostanza, e questo una vecchia volpe come De Luca subito l’ha capito ed attuato. Basta pensare alla risposta con cui ha attribuito a Salvini la faccia da “deretano usurato” e definito la Meloni “vispa Teresa”; prima ha demolito la credibilità dell’interlocutore, poi ha spostato la dialettica da un argomento politico a uno popolarmente comprendibile “NORD vs SUD” incarnando il ruolo del Masaniello di Salerno in difesa dell’onore partenopeo.

Qui la politica e l’amministrazione c’entrano poco o nulla, è il consenso il cardine di tutto. È l’essere riconosciuti come l’unica voce del popolo credibile. E questo porta a un altro quesito, ma siamo così sicuri che ciò danneggi la sinistra?

Negli ultimi anni quel campo politico, sul vento del Blairismo, ha incarnato le sacrosante battaglie che riguardano i diritti civili abbracciano però mortalmente un sistema economico liberista e tecno-capitalista, facendolo apparire come una nuova elite di pastarellari. Una sinistra dal colletto pulito, maniche immacolate e lontana dal disagio sociale. Una percezione fortemente ingiusta in quanto accomuna tutti senza distinzione. Così, coloro che si riconoscevano nella sinistra della lotta di classe, della periferia, del popolo, hanno pian piano cercato, dopo il disincanto e il crollo delle ideologie, un nuovo corpo, una nuova anima, che oggi riecheggia (ovviamente con aspetti diversi) nel cosiddetto sovranismo.

Per questo il linguaggio di De Luca, se ben utilizzato, può essere un vantaggio, poiché, benché consideri la sua visione della società superata dalla storia e che incarna quella politica politicante (citandolo), per lo meno non punta tutto sulla guerra tra gli ultimi e i penultimi. Finché la sinistra non tornerà a fare la vera sinistra, ascoltando i tempi ed incarnando l’urlo dal fondo della società, finché ci sarà una minaccia reale rappresentata da una destra socialmente pericolosa, zittendo la ragione, ben venga questo linguaggio.

La politica è fatta anche di sangue e merda, richiamando Rino Formica, e finché l’utopia non sarà realizzata, rincorrerla rende la realtà ancor più un incubo rischiando di alimentare quel vecchio mostro nero.

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