In Ungheria si combatte il coronavirus colpendo giornalisti e transgender

Dopo quello che è stato definito golpe istituzionale, difeso in Italia dal duo Meloni – Salvini, l’esercizio dei pieni poteri da parte di Orbán inizia a mostrare la sua essenza. La proposta normativa T/9934, indicata dalla stampa indipendente ungherese salátatörvény, legge insalata, prevede una serie di provvedimenti che del fronteggiare l’emergenza COVID-19 hanno poco o nulla.

Si parte dall’attribuire a Orbán la possibilità di stanziare a suo piacimento i fondi per il festeggiamento del 30esimo anniversario dell’indipendenza del paese il prossimo anno fino a una lottizzazione territoriale che permetterà a grossi gruppi di investimenti immobiliari di operare anche in zone protette.

Proprio quest’ultimo provvedimento sembra calato ad personam, o meglio ad familiam, visto che favorirebbe tra gli altri il genero István Tiborcz, 32esima persona più ricca del paese e fondatore di Bdpst Group, che si occupa proprio di investimenti e costruzioni. Un gruppo, che come fa notare l’opposizione, ha continuamente vinto quasi tutti i bandi per le opere pubbliche.

Sempre nel prevedimento è previsto un giro di vite che riguarda le perone transessuali alle quali sarà vietata la rettifica dei dati anagrafici. Il testo che recita “cambiare il proprio sesso biologico è impossibile, i caratteri sessuali primari e le caratteristiche cromosomiche sono immutabili e non possono essere modificate da nessun ufficio di registro dello Stato civile magiaro“, prevede infatti l’immodificabilità dei dati anagrafici inerenti al nome assegnato alla nascita così come il sesso che avrà come nuova dicitura quella del “sesso di nascita”. Una violenza verso la dignità personale di migliaia di persone alle quali non sarà riconosciuta l’identità di genere.

Nel nuovo quadro normativo che sta caratterizzando il paese, sono state inserite norme bavaglio verso la stampa che Amnesty International fa rilevare come incompatibili con le norme e gli standard del diritto internazionale dei diritti umani. Infatti, le norme di contrasto alla diffusione di notizie fase e allarmiste vengono poste sotto la possibilità di un ampia interpretazione giuridica che può portare a una condanna fino a 5 anni di carcere.

Difatti stiamo convivendo nell’Unione Europea con uno stato che non sta rispettando i valori fondamentali descritti all’articolo 2, cosa che potrebbe, e a mio parere dovrebbe, portare all’attivazione dell’articolo7 del Trattato dell’UE quindi alla sospensione dei diritti di stato membro.

Il continente e il mondo stanno vivendo un’emergenza sanitaria di grave portata nella storia recente, e certamente ci sono questioni più urgenti legate alla salvezza di vite umane e alla rinascita economica, ma chiudere un occhio per queste ragioni è esattamente la volontà di chi sta sfruttando il momento per perpetuarle. C’è una chiamata di compattezza e difesa dei diritti umani che non può essere ignorata.

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