La legge contro l’omotransfobia è liberticida?

Puntualmente nel nostro paese quando si discute di tematiche che riguardano i diritti civili, si viene sommersi da un fiume di parole che annacqua nel sensazionalismo ogni argomentazione. È un fenomeno che ormai si è consolidato negli ultimi anni e che s’inserisce nel solco della crisi sistemica che ha colpito la politica (non solo italiana), la quale, non potendo più fortemente incidere sui diritti sociali per vari fattori riconducibili al sistema economico, si è riciclata nella contrapposizione programmatica sui temi civili. In questo tritacarne ci è finito ovviamente anche il ddl Zan, la cosiddetta legge contro l’omotransfobia.

Dittatura Gender”, “legge liberticida”, “norma museruola”, “fascisti arcobaleno”, sono solo alcune delle espressioni che etichettano un testo che ovviamente non è stato letto, perché altrimenti non si comprende una presa di posizione così netta. Infatti esso agisce sulla già fiaccata legge Mancino, aggiungendo “la violenza e la discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere” ai già previsti crimini contro la nazionalità, l’origine etnica o la confessione religiosa.

Così come proposto, non limita nessuna libertà di opinione e non amplia l’ambito di applicazione del reato di propaganda ma punisce solo chi istiga o commette atti di violenza verso una persona LGBT+. Si potrà perciò continuare a sostenere, ad esempio, la propria contrarietà alle unioni civili tra persone dello stesso sesso, alle adozioni o alla GPA. Quindi, a meno che non rientrate nella categoria di chi utilizza espressioni come “fr**io di me**a”, “ch**a” o “ricch***e” o peggio compie violenza fisica, potete continuare a vivere tranquilli; se invece rientrate in quella categoria, il consiglio è sempre quello di andare a fanculo prendersi una camomilla!

Un consiglio sempre applicabile anche ad alcuni nostri politici, che animati da un costante clima elettorale, in questi giorni hanno accostato crimini come la pedofilia a questa legge, o al gruppo dei parlamentari leghisti che affrontando un argomento serio che riguarda la vita e la dignità di migliaia di persone in questo paese, per buttarla in vacca, ha proposto emendamenti per includere nel ddl anche “la calvizia e la canizia” (perdita del colore dei capelli) o “la stazza, il peso, il modo di parlare o di comportarsi, le abitudini alimentari, la provenienza geografica, la carenza di cultura e educazione, la carenza di igiene personale”. Il classico atteggiamento maturo e costruttivo del primo partito italiano secondo i sondaggi!

Le altre due novità previste da questo “pericoloso e sovversivo” ddl riguardano, da un lato, l’aspetto culturale con l’istituzione il 17 maggio di una giornata dedita a combattere il fenomeno d’odio, dall’altro, l’istituzione di un fondo dedicato alle cosiddette “case rifugio e centri antidiscriminazione, che in questi anni hanno sopperito all’assenza dello Stato (sostenendosi tramite donazioni o iniziative indipendenti) offrendo assistenza sanitaria, sociale o legale a ragazzi e ragazze cacciate di casa per il proprio orientamento affettivo o alle persone vittime di odio omotransfobico e che si sono ritrovate per il proprio essere senza una casa, lavoro o prospettive per il futuro.

Se il testo verrà approvato sarà un importante passo in avanti che farà il nostro paese. Ad oggi siamo tra gli ultimi paesi occidentali in tema di diritti LGBT+; infatti, da un rapporto condotto da Ilga, nella mappa Europe Rainbow l’Italia si è assestata al 34esimo posto (tra Lituania e Ucraina) su 49 paesi analizzati (qui), dato sostenuto anche da un rapporto pubblicato dall’Agenzia Europea dei Diritti Fondamentali (FRA) secondo cui il nostro paese è tra i primi con l’indice di discriminazione più alto. Certamente non sarà una legge da sola a cambiare le cose, ma è un passaggio importante ed essenziale di dignità e difesa del prossimo, è un segnale culturale e civile capace di marcare positivamente il futuro della nostra Italia. O almeno si spera.

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