L’autoghettizzazione: nasce il “partito gay”

Ciclicamente sulla scena politica italiana piombano i cosiddetti partiti di categoria, piccole formazioni dello zero-virgola che sotto un’insegna di parte tentano il grande salto in parlamento; ci ha provato Adinolfi con il Popolo della Famiglia raggiungendo lo 0,7% nel 2018, il Partito dei Pensionati con uno 0,4 nel 2013, la Lista dei Consumatori con uno 0,21% nel 2006 e quest’anno alle regionali in Campania il Partito delle Buone Maniere con lo 0,1%. Un “divide et impera” controproducente per l’istanza promossa che automaticamente si ritrova ad essere irrilevante, oltre che per l’idea stessa di democrazia partecipativa e pluralistica in quanto rende i partiti di massa omogenei nelle tematiche non avendo le altre voci la forza necessaria di imporsi all’interno.

In tale ottica l’annuncio di ieri della nascita del “Partito Gay – solidale, ambientalista e liberale” rappresenta un autogol incredibile da parte dei proponenti che può far solo del male alla comunità LGBT+ italiana. Infatti, rinchiudere in una nicchia una lotta che dovrebbe essere trasversale significa renderla insignificante poichè qualsiasi conquista sociale e civile di una minoranza può avvenire solo quando sussiste un legittimo interscambio di forze. Nessuno è andato mai da solo da nessuna parte, l’ultimo che ci ha provato è rimasto con un mojito in mano dinanzi a una consolle.

Altro punto di caduta è meramente elettorale; “l’ambire a percentuali che vanno dal 6% al 15%” come dichiarato nella presentazione, significa non aver capito nulla della politica italiana né dei flussi elettorali perché basarsi solo sui dati di EuroMediaResearch secondo cui la comunità LGBT+ è pari al 12,8% della popolazione italiana, significherebbe automaticamente che siccome in Italia esistono circa 20 milioni di famiglie (dati ISTAT) il partito di Adinolfi viaggia attorno al 50%!

Questo porta a un’ulteriore considerazione, quel “gay” utilizzato per definire un soggetto politico e creare consenso è avvilente, così come il pensare che un orientamento affettivo automaticamente assoggetti tutti alla stessa visione della società; è un idea talmente discriminante dell’identità, dell’intelletto e dell’emotività soggettiva che nemmeno il più becero omofobo ci sarebbe arrivato. In questo la recente storia politica europea ne è un esempio, basta pensare al partito considerato di estrema destra in Germania Alternative für Deutschland che nel 2017 ha proposto Alice Weidel (apertamente lesbica) come candidata cancelliera o al meridione dell’Italia che dopo essere stato per decenni apostrofato come “terronia” alle ultime europee ha tributato alla Lega il 23,5%.

Questo farebbe nascere un enorme problema di comunicazione, poichè la raccolta di un consenso risibile offrirebbe un’arma ai partiti dell’involuzione umana bloccando ogni futura azione parlamentare per un allargamento dei diritti umani. Altro punto ideologico, alquanto singolare, è quel “liberale” (che significa tutto e niente) che posto subito dopo “solidale”e“ambientalista” dà l’impressione di parlare di una parmigiana vegana a base di prosciutto e formaggio o di una buona pizza con l’ananas, un ossimoro!

La politica nella sua massima accezione è arte, è servizio, è la mobilitazioni delle passioni per raggiungere un concreto mutamento nella quotidianità e trasformare il tutto in etichette e in piccoli sottogruppi la rende fallace e inadeguata a tale obbiettivo creando voci mute e società monche.

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