L’economia del Festival di Sanremo

L’inizio del Festiva di Sanremo è l’evento catalizzatore italiano che da vita a un fiume di parole, polemiche e recriminazioni per quello che tutto sommato è uno show televisivo e musicale. Infatti, se da un lato lo “scontro” è puramente artistico sulla canzone che più meritava la vittoria, sull’abito più bello e sull’offerta artistica, dall’altro inizia il controfestival del sempreverde “io non lo vedrò” per poi essere il programma con gli ascolti più alti della televisione italiana, degli ospiti sgraditi e delle polemiche sui cachet e costi.

L’ultimo punto è quello che più di tutti si presta a questo gioco, soprattutto quando posto in contrapposizione a lavori usuranti: “Tizio famoso guadagna 100/200mila euro per pochi giorni mentre il militare o il medico poco più di mille euro al mese”.

Per quanto possa essere moralmente e socialmente ingiusto, questa è la naturale conseguenza di un sistema economico e sociale che pone il profitto nella posizione centrale in ogni valutazione. Il nome altisonante alla conduzione, il superospite internazione e  quello controverso sono coloro che attirano pubblico e portano gli sponsor a investire nella manifestazione e quindi alla RAI ad incassare.

Se analizziamo i bilanci degli ultimi dieci anni, l’impatto del Festival sulle casse dell’azienda televisiva di Stato è stato importante. Nel esempio nel 2020 i ricavi pubblicitari sono stati di 37,4 milioni a fronte di una spesa di circa 18milioni assicurando un attivo di quasi 20 milioni; un trend in costante aumento se paragonato al 2019 dove i ricavi furono di 31,3milioni o al 2018 dove furono di 27,7milioni.

Inoltre, se si valutano gli introiti secondari e la filiera che attiva tale kermesse la ricaduta economica positiva va ben oltre i numeri che riguardano prettamente la RAI. C’è un forte impulso all’industria discografica con centinaia di musicisti impegnati, si mette in moto il treno mediatico con testate e giovani giornalisti freelance impegnati in quei giorni così come il mondo degli operatori dello spettacolo, della moda, del trucco e così discorrendo, inoltre c’è un impatto d’immagine diretto sia per la città di Sanremo sia per la Liguria non indifferente e che durante l’anno si traduce in turismo che coinvolgono gli operatori dell’accoglienza e della cucina.

Il Festival può piacere o meno questo risponde a un gusto personale, ma se assecondando le varie polemiche la RAI decidesse di non organizzarlo certamente non sparirebbero le disuguaglianze e le ingiustizie sociali, anzi paradossalmente ci andrebbero a perdere principalmente quelle famiglie che hanno il proprio sostentamento grazie alla filiera attivata.

Perché Sanremo è Sanremo, e il realismo è per questi tempi necessità.

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