Manifesto politico delle sardine: parliamone

Era il 14 novembre 2019 quando dal nulla, una fredda piazza Maggiore di Bologna si riempì di persone. Di sardine ammucchiate. Fu una risposta, una reazione alla violenta campagna elettorale di Salvini e della Lega per le regionali in Emilia Romagna. Fu il tentativo di dare spazio, voce, a una narrativa diversa.

Fu un urlo, un frastuono talmente forte che in poco tempo si diffuse in tutta Italia. Era la reazione a una narrazione statica del “popolo con Salvini contro le elite”, “del padre di tutti gli italiani”. Dell’ennesimo salvatore della patria.  Fu un urlo indirizzato anche a una certa sinistra. A quella parte che benché negli anni si fosse opposta a parole al pensiero unico dominante, al sovranismo casereccio, nei fatti l’aveva accresciuto. Gli aveva dato credibilità imitando temi, toni e pensieri. Come se essa fosse la strada per combatterla. Fu un urlo indirizzato da una parte anche al MoVimento 5 Stelle. La piazza, le persone, il contatto umano, la comunità, tutte parole d’ordine che gli avevano dato consistenza al movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio e che la gestione governista gli hanno fatto in parte perdere. La ragion di Stato al primo posto, che spesso è incomprensibile o lontana dalla vita quotidiana e che diventa un arma nelle mani di chi cerca nella semplicità una risposta.

Quella sera era nato un qualcosa che nemmeno i quattro organizzatori della piazza, Roberto Morotti, Giulia Trappoloni, Andrea Gareffa e Mattia Santori, si aspettavano. C’era una piazza, una lampante esigenza; c’è un contenitore da riempire.

I mesi che si sono succeduti hanno confermato ciò. Sono nati in tutta Italia vari gruppi territoriali ognuno calato nella propria realtà senza una linea comune. Anche per questo nacque la chiamata a Scampia il 14 e 15 marzo, poi saltata per l’emergenza COVID. La paura di scomparire, di non dar seguito a una domanda che continua ad esserci. Ecco che allora arriva una prima risposta col manifesto valoriale, 11 punti che vanno a definire chi e cosa sono.

In Italia i manifesti politici, dei valori, le tesi e così discorrendo dei vari partiti, sono quell’involucro ampio dove far aderire poi i programmi.  Una dichiarazione pubblica che spiega ed espone principi e gli obbiettivi. Sono un qualcosa che a tratti lascia perplessi perché ci si vede molta poesia, pace nel mondo ed utopia che spesso non risponde all’esigenza del presente, del quotidiano, al come mettere il piatto a tavola. Eppure in quest’ottica serve ad indirizzare una visione di una possibile soluzione. A definire il come affrontare le tematiche che segnano la nostra vita.

Analizzando il manifesto delle sardine i valori enunciati sono quelli della loro nascita: partecipazione, democrazia, non violenza, ecologia ed antifascismo, rimettendo la dimensione umana all’interno dell’involucro costituzionale. Un manifesto che racchiude tutto, ma che lascia ampissimi margini per un futuro. E forse proprio in questo potrebbe essere la loro forza, oltre che debolezza. Infatti, mettendo come presupposto primario quello della cittadinanza attiva, potrebbe essere proprio quest’ultima a definire i vari punti della quotidianità. Un qualcosa che pedissequamente enunciano i vari partiti italiani.

Confrontandolo con quello dei maggiori partiti oggi presenti in Parlamento (di cui sotto uno schema), i principali punti di convergenza si trovano con il PD e in misura minore col M5S (quest’ultimo tratto). Proprio sul PD andrebbe fatta un’ulteriore osservazione, infatti la carta valoriale porta a una lettura di oltre un decennio fa ponendo tematiche ampiamente superate ed ignorandole altre sopravvenute. Come presumibile invece, coi tre partiti di centrodestra, c’è la maggior distanza.

Personalmente, benché gli 11 punti delle sardine siano un eccellente visione del mondo, sono troppo vaghi per darne un chiaro giudizio. Le ragioni di tale scelta sono probabilmente da rintracciare nella paura di perdere parte del seguito mettendo ulteriori paletti, ma forse questo rischia di far ancor più danni perché senza una chiara base fidelizzata, senza uno zoccolo duro territoriale, possono andar incontro all’effetto bolla, pronta a scoppiarsi al minimo stimolo. Cosa che nella politica italiana recente ha decine di esempi.

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