Movida, assistenti civici e dove trovarli

Ritorna il weekend con nuove ordinanze, regole e limiti e ritorna anche il consueto rumore di fondo di questo periodo dove tutto è un “sopruso”, “una catena alla libertà personale”. Come se la massima espressione della stessa sia buttarsi per terra in qualche vicoletto a trangugiare alcol o fare “ammuina la notte, cosa che dice molto sul sistema valoriale della società odierna.

In questo ragionamento bisogna sempre tenere a mente che quei localini sono essenziali per il tessuto economico delle nostre città e del paese. Pagano tasse vitali per i vari servizi pubblici, e in certi termini, sono rilevanti anche per la cosiddetta “sicurezza volontaria” ed è quindi giusto e lecito sostenerli economicamente e logisticamente. Premesso ciò mi chiedo: in un momento di tale emergenza sanitaria, dove manca un mappamento complessivo dei contagi, è lecito gridare al fascismo (svilendo il termine) per delle temporanee restrizioni?

Anche il dibattito di questi giorni sulla cosiddetta “movida”, purtroppo si è incentrato quasi esclusivamente sull’estremizzazione del concetto, poiché è anche l’unico che ha fatto alzare gli scudi, quello improntato sulla società di consumo e del bisogno di correre dietro un divertimento rapsodico, immediato ed efficace.  Essa non è solo questa, citando la Treccani si tratta di un “particolare clima di vitalità sociale, culturale e artistica”, aspetto che su larga scala non interessa a nessuno e che rientra nell’ottica dove “con la cultura non si mangia”.

Ed è un peccato. Perché in tale ottica viene demonizzato un termine che di per se ha un accezione positiva, rimarcando invece quello che porta alla massificazione di un comportamento. Nonostante ciò, lo Stato non ha il compito di moralizzare i cittadini, per questo alcune uscite di esponenti politici lasciano interdetti, ma ciò rientra nella dialettica propagandistica che con l’avvicinarsi delle elezioni si andrà sempre più ad acuire. Altro rumore di fondo.

Però, e torno a ripetere il quesito di prima, lì dove le misure sono cautelari, temporanee e nel merito, perché risvegliare il cadavere del fascismo, svilendolo e, in un certo senso, dandone una nuova chiave di lettura? Anche perché molte delle misure di contenimento, ad esempio il divieto dell’alcool d’asporto dopo una determinata ora, sono consuetudine in altri stati europei. Anche lì è fascismo? Altro rumore di fondo.

Tra tanto pressapochismo di pensiero che influenza anche la politica, un’altra idea (tra le tante di questo periodo), che poteva anche essere idealmente condivisibile ma che concretizzata è divenuta una pantomima, è quello dei cosiddetti assistenti civici. Un perfetto riassunto della classe dirigente italiana degli ultimi anni capace di partorire risposte sbagliate a giuste esigenze.

Nell’immediato, invece di aprire un bando da 60mila unità, poteva, ad esempio, essere aperto un tavolo nelle varie prefetture con gli enti locali per ridefinire una più giuste redistribuzione di tutti i corpi militari, e non, dello Stato.

Tutto ciò crea un clima di sfiducia e sconforto, anche perché un soggetto senza un addestramento e investito della sola convinzione di essere uno sceriffo che apporto potranno mai dare? Altro rumore di fondo!

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