(P)grillodramma

L’ultimo giorno di Roma cominciò come tutti gli altri, vero che era lontana l’epoca dei fasti e della grandezza ma quella situazione di stasi con i barbari all’interno, i continui saccheggi e un vuoto di potere, erano oramai divenuti la normalità. Pensando allo psicodramma che sta attraversando il fu M5S non riesco a trovare un immagine diversa; “I bravi ragazzi” sono divenuti onorevoli, il “territorio” una chimera e lo stesso “elevato,” taumaturgo e padre di tutto il movimento, appare come un esaltato.

Lo scontro con Conte, trasformato nel giro di pochi minuti da “panacea di tutti i mali” a un ragazzetto “senza visione politica né capacità manageriali”, addossandogli tra l’altro colpe e responsabilità che fondano le proprie radici ad anni in cui l’ex premier non sapeva nemmeno cosa fosse il M5S,  sono la riconferma di una vigliaccheria politica che punta la propria narrazione su un capro espiatorio che possa diventare il nuovo nemico su cui ricompattare una base allo sbando.

Eppure l’abbandono dei territori, lo smantellamento dei meetup, l’apertura alla società incivile, il compromesso morale, la trasformazione dell’etica in patetica, la creazione di strutture gerarchiche, l’accentramento di potere in capi politici improvvisati o la mortificazione degli attivisti a volantinatori non l’ha iniziata Conte; così come la definizione di Draghi come “grillino”, di Cingolani come superecologista o l’apertura alla Lega prima al PD poi.

Grillo, padre e padrone di un movimento ideologicamente esanime, si è comportato come il ragazzino che perdendo la partita di calcio si è portato via il pallone. Legittimo se il MoVimento è visto come un partito padronale, antidemocratico se partito politico, paraculo incoerente se inteso come il partito della democrazia diretta e partecipata.

In questo nemmeno Conte è esente da colpe.  La guida di un partito politico, la sua rifondazione, non può essere condotta in modo così spregiudicato; in politica non bisogna solo “essere pratici”, come suggerì a una consigliera comunale, ma sognatori, e questo è l’unico punto su cui Grillo potrebbe aver ragione se non fosse lui a porre questa critica. Prendendo in considerazione solo la necessità di sopravvivenza del gruppo parlamentare, sottovalutando l’umore di chi ancora fuori si è dato un pizzico sullo stomaco per sostenere il M5S, ha in qualche modo ricalcato i passi di Grillo agendo in modo autarchico. Oggi questa figuraccia.

L’ultimo giorno del MoVimento iniziò come tutti gli altri, tra epurazioni, rivendicazioni e la ricerca della purezza…

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