“Quanto ci è costata la liberazione di Silvia Romano?”

Un battito d’ali. Sono bastati pochi istanti dalla notizia della liberazione di Silvia Romano per trasformare la gioia, l’entusiasmo ed anche una certa espressione di orgoglio nazionale in collera, sospetto e disprezzo.

Pochi istanti in cui il cuore di una famiglia si è riempito di gioia per poter riabbracciare dopo 18 mese una parte di se. Quegli istanti che dovevano simbolicamente rappresentare una ripartenza, la liberazione da una prigionia che se per Silvia è stato il terrorismo e per noi sarà il COVID-19. Pochi istanti dove per l’ennesima volta abbiamo dimostrato che “ce la faremo”, “restiamo uniti”, “ripartiamo insieme” erano solamente slogan. Ci siamo illusi.

Concorso esterno in associazione terroristica”, “amica dei terroristi”, “arrestatela”, “ingrata” o “islamica” (come se fosse un’offesa). E sorvolo sulle calunnie a sfondo sessista o chi inneggia a “stupri riparativi”. Una barbarie. Il tutto perché si è presentata, e cito, in “abiti mussulmani”.

Ora partiamo dal fatto che gli “abiti mussulmani” non esistono, anche perché né Allah né Maometto erano stilisti che partecipavano alla settimana della moda di Milano. Ma poi il pubblico dalla tastiera rapida cosa si aspettava, di vederla scendere dalla scaletta dell’aereo vestita da madre natura magari accompagnata dalla musichetta e un mucchio di arrapati coi binocoli a rendere discredito al genere umano? La vita reale non è Ciao Darwin, e ognuno è libero di fare, nel rispetto altrui, ciò che si sente, senza che comari senza iniziativa siano lì a puntare il dito. Ma cosi non è andata.

Complice un clima di acredine, sfiducia, sospetto, siamo stati in grado di trasformare una pagina di festa nazionale, di orgoglio italiano, nell’ennesima occasione persa. Sabato lo Stato italiano ha dimostrato di esserci, di essere in grado di tutelare e salvare i suoi figli, e di non essere la barzelletta che i rappresentati politici che noi eleggiamo ci presentano.

Proprio questi ultimi hanno iniziato il gioco delle contrapposizioni, inserendosi nel malcontento sociale di questo periodo, così si è detto che con quei soldi si potevano pagare le casse integrazioni, aiutare i medici negli ospedali, aiutare le aziende, le imprese in difficoltà ci manca solo il ponte sullo stretto e una bici cambio Shimano! Ed anche qui abbia fallito, come se una vita avesse un prezzo, un valore quantificabile.

Badate bene, sono convinto che in un paese normale, maturo, una discussione sui “costi”, non solo in termini economici ma anche di mezzi, è sacrosanto perché rientra nella visione di cittadino socio dello Stato. Ma non discutendo se valga la pena o meno salvare una persone perché li la risposta è lapalissiana, ma del come emendare un protocollo comune d’intervento tra gli Stati. In un paese normale e maturo la politica starebbe parlando di come approntarlo e sostenerlo.

In Italia no. Si è preferito soffiare sui peggiori istinti. Si è preferito mettere in contrapposizione tematiche che non centrano nulla tra di loro. Si è spersonalizzata una persona, essere umano, facendola diventare la “pacifista, buonista di sinistra” per condurre una volgare campagna politica. Eppure stava facendo quello che i sovranisti dicono da anni “li stava aiutando a casa loro”.

Eppure c’è quell’abbraccio con la madre, quel sorriso, quella voglia di vivere riportato anche nel nome Aisha che riprende un vocabolo arabo che significa viva, che nessuno, nemmeno un frustato dietro la tastiera gli potrà togliere.  Bentornata in Italia e ritorna presto a combattere senza dar peso a chi non apprezza la vita, perché come diceva il maestro Luciano De CrescenzoLa stupidità è il motore del mondo. I politici, gli uomini di marketing, i religiosi, i personaggi dello spettacolo, campano tutti, chi più chi meno, sulla stupidità umana

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.