Rappresentanza e territorio, come muterebbe in caso di vittoria del SI

Ci troviamo alle battute finali di quest’anonima campagna referendaria condotta principalmente a colpi di social, sia causa pandemia, sia per la sovrapposizione con la campagna per le regionali che ha monopolizzato, e non di poco, il dibattito. Benché l’ultimo sondaggio prima del blackout preelettorale dava una chiara indicazione, a pesare sul risultato finale sarà indubbiamente l’affluenza (che tra l’altro si preannuncia disomogenea tra le regioni appunto per la sovrapposizione elettorale), oltre all’ombra del voto-sondaggio sul Governo per l’eccessiva personalizzazione che sta portando avanti il principale partito di maggioranza.

Proprio quest’ultimo aspetto sta innescando un “ansia da prestazione” (tra l’altro ingiustificata visto il comunque esito scontato), tant’è, che come riportato da FanPage, ha spinto la comunicazione alla Camera del M5S a sponsorizzare post che riportano le dichiarazioni dei “nemici politiciSalvini e Meloni!

Ritornando sul tema della rappresentanza, trattato già in un altro scritto sul Referendum, possiamo fare delle valutazioni su come la riforma impatta in modo disomogeneo sui territori e su come esso porti in alcuni territori a un esclusione totale delle compagini medio piccole. Come riferimento saranno adoperati i dati forniti direttamente dal Senato confrontandoli, tramite una media matematica, secondo la suddivisione per circoscrizione impiegata alle Europee.

Partendo dalle 28 circoscrizioni elettorali che eleggono la Camera, a livello nazionale è prevista una riduzione globale del 36,6% della rappresentanza. Scendendo nel dettaglio, notiamo che essa alla Camera subisce una variazione lieve a seconda del territorio preso in esame: il nord-occidentale con una riduzione del 32,12% per una popolazione media per seggio di 149.032, il nord-orientale del 36,44% per 150.369, il centro del 36,88% per 152.423, il sud del 35,17% per 150.113 e le isole del 37,43% per 153.957. La differenza più vistosa e certamente tra le isole e il nord-ovest che vedono la Sicilia e la Sardegna subire una riduzione maggiore del 5,31% con un gap di rappresentanza per ogni seggio per una media di 4.925 abitanti.

In ordine crescente come il taglio colpirà i territori alla Camera dei Deputati

Se tale riduzione disomogenea può essere considerata minima alla Camera, al Senato diventa mostruosamente vistosa. Infatti, confermate le quote minime della Valle D’Aosta e Molise, le regioni più colpite saranno la Basilicata e l’Umbria che perderanno addirittura il 57,1% di rappresentanza mentre il Trentino Alto Adige appena il 14,3%. Usando gli stessi criteri per la Camera, sapendo che il Senato è eletto su base regionale, troveremo: il nord-occidentale del paese perdere il 27,65% di rappresentanza con una popolazione media di 266.422 per seggio, il nord-orientale del 31,72% per 272.574, il centro del 40,9% per 303.687, il sud del 35,48% per 272.492 e le isole del 36,75% per 320.276. Al Senato, per quanto concerne la riduzione, la differenza più vistosa è certamente tra il nord occidentale e il centro con quest’ultimo che subisce una riduzione maggiore del 13,25% mentre sul gap di rappresentanza a pagare pegno sono ancora le isole che rapportare sempre al nord-occidentale di ben 53.854 abitanti per seggio.

In ordine crescente come il taglio colpirà i territori al Senato della Repubblica sia in relazione alla percentuale pura sia in relazione alla popolazione media per seggio

Benché possa essere sollevata l’obbiezione che secondo l’art. 67 della Costituzione ogni deputato in quanto tale rappresenta la nazione nel suo complesso, va sempre ricordato che esso va a mutare il peso territoriale e specialmente in un Parlamento a numero ridotto, può influenzare (e non poco) la composizione della maggioranza di qualsiasi Governo e la composizione delle forze politiche all’interno del Parlamento stesso.

Ora, in attesa della legge elettorale, che nella proposta alla Camera prevede un proporzionale con soglia di sbarramento al 5% e i listini bloccati, va considerato il problema sollevato dai Costituzionalisti a sostegno del NO: quello dello sbarramento “naturale.

Infatti, se consideriamo il Senato, sappiamo che alla Liguria spetteranno solo 5 senatori, ciò comporta che superare la soglia del 5% sarà ininfluente ma servirà almeno il 12,5%, soglia naturale che diventa ancora più alta in Basilicata dove servirà almeno il 20%. Se la legge elettorale non interverrà su questo prevedendo dei correttivi, avremo la rappresentanza dei piccoli partiti e migliaia di cittadini esclusi dalla loro rappresentanza. Un pericolo che non si può correre!

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