San Silvio d’Arcore

Che prima o poi questo paese dovrà subire anche il processo di canonizzazione di Silvio Berlusconi è lapalissiano, non solo perché tendiamo a dimenticare il passato ed esaltare la vita dei trapassati, ma anche perché possedendo un tale impero mediatico l’operazione è semplice. Non ci dimentichiamo che ai tempi d’oro più di un italiano su tre lo sosteneva, eppure credevo che bisognasse aspettare ancora un bel po’.

Se già il nuovo clima politico lo aveva trasformato nel nonno dei moderati, proprio colui dell’editto bulgaro e del “Mussolini ha fatto anche cose buone”, lo scandalo che ha colpito la magistratura in Italia lo sta lentamente trasformando in una vittima del sistema, nel nuovo Tortora, nell’agnello sacrificale delle toghe rosse. Nel breve giro avremo un condono morale anche su “Ruby nipote di Mubarak”, sui rapporti con Dell’Utri e Mangano così come sulla tessera 1816 della P2.

Sull’onda dell’ipergarantismo italico dove nessuno è colpevole anche se colpevole a patto che si sia un politico, un personaggio pubblico, ricco o comunque ben visto da un dato sistema, Piero Sansonetti si butta su Il Riformista in un opera apologetica del personaggio e del suo processo di condanna per frode fiscale, subito ripresa a reti unite da Mediaset, per alcuni audio dell’ex magistrato Amedeo Franco e per una sentenza civile di Milano di fine gennaio. Ma andiamo subito nel merito.

La sentenza penale del 2013 che ha condannato Berlusconi per frode fiscale di 7,3 milioni nasce da un filone del processo All Iberian. In estrema sintesi, secondo l’ipotesi accusatoria, l’ex premier avrebbe intascato 280 milioni in diverse valute in nero senza pagarvi le tasse e frodando i propri azionisti, ciò avveniva “facendo la cresta” sulla compravendita di film USA non acquistandone direttamente il prodotto ma tramite società offshore che ad ogni passaggio facevano lievitare i prezzi; in questo il produttore egizio-americano Frank Agrama sarebbe stato uno dei “complici” [FONTE]. La famosa sentenza di fine gennaio che dovrebbe costituire un innegabile prova dell’innocenza di Berlusconi e il complotto ai suoi danni fa parte di un contenzione civile di RTI e Mediaset contro Agrama, la quale ha negato alle aziende di ottenere 103milioni (per RTI) e 10 (per Mediaset) a titolo risarcitorio; nella sentenza il produttore cinematografico viene ritenuto un vero intermediario e che anzi la sua azione era ottimale per il gruppo guidato dai Berlusconi, cosa che cozzerebbe con la sentenza penale.

Ma proprio quest’ultima cosa va sempre tenuta in conto in questa analisi, la differenza tra il processo penale e il processo civile. Benché la verità sia una sola e in questo caso sembra in conflitto, in estrema sintesi e semplicità espositiva, va tenuto conto la finalità del processo che nel penale è l’accertamento della verità nell’interesse dello Stato e della collettività, mentre nel civile è volto a verificare l’esistenza di un diritto reclamato da un privato cittadino e le parti in causa. Il processo penale era chiamato a decidere se Berlusconi avesse commesso falso in bilancio (NO), appropriazione indebita (NO) e frode fiscale (SI), quello civile di un risarcimento per danni per quell’appropriazione indebita prescritta ad Agrama in favore delle aziende fondate dall’ex premier. In sostanza questa sentenza non ribalta nulla, anche perché una sentenza civile non ha il potere di ribaltare una sentenza penale passata in giudicato, nei fatti il magistrato civile Damiano Spera, non ha assolutamente smentito il verdetto dei giudici di Cassazione ma ritiene di avere il diritto di esercitare “il potere/dovere di rivalutare criticamente (alla luce anche del contraddittorio) i fatti già accertati in modo incontrovertibile in sede penale

Invece, sugli audio dell’ex magistrato Amedeo Franco sarebbe interessante sentire oggi la sua versione, cosa che non può avvenire in quanto morto un anno fa. Quindi, sorvolando sulla zona d’ombra morale nel mettere in croce una persona che non può più difendersi, bisognerebbe capire il contesto, il tono e le motivazioni del perché di tali affermazioni, anche perché essendo tagliate e pubblicate come un collage elementare, a meno che non si sia di parte, è difficile farsi una chiara idea.

Anche perché, facendo finta che la tesi di un complotto contro Berlusconi sia vera, esso cozza con il fatto che lo stesso Franco abbia scritto di suo pugno le motivazioni in cui lo indicava come “l’ideatore del sistema illecito, il domunis indiscusso”, inoltre se era in dissenso poteva appellarsi all’art. 16 della legge 117/1988 il quale prevede la possibilità, se si è in minoranza rispetto al collegio, di  metterlo a verbale durante la deliberazione del provvedimento conservando ciò in un plico sigillato presso la cancelleria dell’ufficio. Non solo, dinanzi al CSM che giudicava disciplinarmente il presidente Antonio Esposito per un’intervista, aveva mostrato di non sentirsi né condizionato né influenzato nel lavoro di redazione delle motivazioni della sentenza su Berlusconi. Per questo ad oggi quelle dichiarazioni sembrano del tutto avulse e strane nella sua forma, ma come detto, non avendo la voce originale a pronunciarsi su questa vicenda ogni speculazione sarebbe un offesa alla sua memoria e alla sua famiglia.

In linea generale, benché giudichi inevitabile nel tempo una riabilitazione di Berlusconi per i motivi descritti ad inizio pensiero, ritengo altrettanto doveroso tenere sempre a mente ciò che ha significato per il nostro paese e il decadimento della nostra politica. Se ad oggi c’è l’uomo qualunque, o l’uomo qualcuno, al potere esso è un processo che è iniziato nel 1994, così come la rivalutazione di una morale collettiva e di etica comune nei confronti dello Stato. Ciò non significa che la magistratura è fatta di santi, come in ogni contesto ci sono angeli e demoni guidati dalle inclinazioni umane, visioni e antipatie (cosa che non dovrebbe avvenire in un organo così importante), ma se i costumi di un paese vengono sviliti è consequenziale che tutti gli apparati vengano coinvolti, e forse in questo caso, la presunta vittima ha plasmato il proprio carnefice.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.