Universiadi di Napoli, un anno dopo

Sarà che ho ancora negli occhi la bellezza di Napoli di quei giorni, l’organizzazione cittadina, la pulizia e l’entusiasmo che si respirava in tutta la  regione, sarà che sento ancora il sole cocente della piscina alla Mostra d’Oltremare dove per una settimana mi sono offerto volontario, ma quando ripenso a un anno fa, alla 30esima edizione delle Universiadi, riesco ancora ad entusiasmarmi. Sembrava nell’immaginario collettivo di un territorio che spesso si racconta per le sue bruttezze dimenticandosi il bello che ha da offrire, di essere finalmente al centro del mondo. Di ricoprire quel ruolo che gli aspetta, la terra dei fuochi che lascia finalmente spazio alla terra dei giochi. Certo era un’illusione, un sogno ad occhi aperti, la possibilità di fuggire da una realtà che spesso inghiottisce gioia e speranza per il futuro.

In termini di numeri la manifestazione ha messo in movimento seimila atleti, 118 paesi in gara, 18 discipline sportive, 4654 volontari, 300 mila presenze tra stadi, palazzetti dello sport, piscine. Ha portato al recupero di impianti da anni abbandonati al degrado ed inutilizzabili; il San Paolo con un nuovo abito e finalmente con i maxischermo installati, la piscina della Mostra d’Oltremare recuperata così come il Palavesuvio o la Scandone. Per non parlare poi degli impianti che inseriti nella cornice delle bellezze del nostro territorio toglievano il fiato come lo stadio da Tennis affacciato sul lungomare o il tiro con l’arco dinanzi alla Reggia di Caserta.

Ovviamente non tutto è andato come doveva, il progetto originale era più ambizioso, ma in questo vanno ricordati vari fattori, il primo e più importante riguarda l’assegnazione: Napoli andò in sostegno della FISU dopo il ritiro di Baku e Budapest e la rinuncia di Brasilia nel 2014, e questa arrivò con ben due anni di ritardo. A ciò va aggiunto l’eterno problema burocratico italiano e l’infantilismo politico che fecero iniziare i lavori veri e propri solo pochi mesi prima della manifestazione quando la regione decise di sborsare 270 milioni d’euro. Un vero e proprio miracolo che ha salvato la faccia a tutta l’Italia, anche se per il resto dello stivale l’evento passò quasi in sordina, con la Rai che snobbò addirittura la cerimonia di chiusura preferendone un episodio di NCIS. Cosa che ancora mi lascia perplesso.

Purtroppo finiti i giochi e spente le luci, quei piccoli interventi ordinari che avevano donato una nuova luce alla città sono diventati nuovamente straordinari, ed è un vero peccato, perché abbiamo avuto l’occasione, almeno nel centro e nelle zone turistiche, di vedere il reale potenziale di Napoli semplicemente con una migliore organizzazione e cura. A ciò si è aggiunta anche la questione della gestione di alcuni impianti dopo le gare abbandonati alla burocrazia.

Nonostante ciò, a un anno di distanza, considerare le Universiadi un’occasione mancata sarebbe un giudizio ingrato per vari aspetti; tralasciando le strutture rinate, c’è stata un operazione di marketing territoriale imponente dove lo sport è stato assimilato alla cultura, ed essendo la manifestazione particolarmente seguita nei paesi asiatici è stato un ottimo ritorno d’immagine, confermato anche dai numeri del turismo dei mesi successivi (almeno fino al lockdown).

Se per  ho raggiunto una consapevolezza vivendo appieno questa esperienza è che questo territorio ha bisogno di sognare e salire sul carro dei grandi eventi. Se prima ero riluttante a ciò, sia per una questione economica che organizzativa, adesso tendo per la posizione opposta e questo si aggancia ad esempi virtuosi di rigenerazione urbana che vengono dall’estero; ad esempio, se oggi Barcellona si erge splendente nel mediterraneo lo deve alle esposizioni universali del 1888 e 1929 e alle olimpiadi del 1992. Tre grandi eventi che hanno sconvolto la città sotto il profilo urbanistico e dello sviluppo e che l’hanno proiettata verso il mondo. Anche se l’esempio più recente italiano dell’EXPO di Milano è assolutamente negativo per la sequela di corruttela, pensare a un’esposizione universale del mare che rigeneri la zona del Porto, Bagnoli o di Barra potrebbe essere un occasione da non perdere. Ma forse sogno ancora dopo un anno.

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