Zack Snyder’s Justice League [recensione]

Era da tempo che non mi capitava di aspettare un film con tanta trepidazione, sarà stata l’astinenza da cinecomic o la necessità di un titolo che richiamasse reminescenze di un tempo normale, ma stamattina la sveglia impostata alle 8 non è dovuta nemmeno suonare per salutare su NowTV per la versione della Justice League di Zack Snyder. 242 minuti che sovrascrivono una versione facilmente obliabile dello stesso film di quattro anni fa.

Benché ci sia proposta sostanzialmente la stessa storia “cattivo, reclutamento della squadra, resurrezione di Superman e battaglia finale”, lo svolgimento della stessa ci offre una pellicola totalmente diverso. Una versione demarvelizzata che riacquista la sua anima e il suo colore, che se da un lato è un bene poiché restituisce l’epica e ombrosa identità imposta al DCEU da Snyder, dall’altro ripropone lo stesso annoso problema: una pomposità a tratti cringe.

Gli stessi dialoghi, in molti frangenti, contengono quella frase in più quando invece è richiesto il silenzio, così come l’accompagnamento e la spiegazione di una storia semplice rende a tratti i dialoghi pesanti ed eccedenti contribuendo alla lunghezza del film. Proprio i 242 minuti potevano agilmente essere ridotti a una lunghezza standard senza far perdere l’identità a un film totalmente nuovo, anche se personalmente non ho sgradito questo aspetto, anzi l’ultima ora e mezza ha donato talmente tanti sprazzi di spettacolo da volerne ancora di più.

Viene superata la spersonalizzazione dei componenti della Justice League tanto da cadere quella forma di inerzia che sembrava spingerli nella versione uscita al cinema 4 anni fa. Spariscono anche i tanti buchi di trama e le incongruenze con i film successivi, in particolar modo con Aquaman, così come vengono esaltati i ruoli di Flash, interpretato da Ezra Miller, con le sequenze visivamente più spettacolari e di Cyborg, interpretato da Ray Fisher, diventato da passante causale a cuore pulsante di tutto il film.

Altro aspetto positivo (e auspicato) è l’attenuazione del ruolo di Superman come deus ex machina; certo è il più forte, viene nominato ogni tre secondi come panacea di tutti i mali ed è nuovamente mostrato che è in grado di mettere tutti al tappeto con uno starnuto, ma nel momento cruciale è il gruppo ad incidere tanto da essere un comprimario e non più il perno. Gli ultimi minuti sono un crescente di hype per le porte che apre, anche se allo stato attuale questa cut è recepita come una versione “non canonica” e fuori dal DCEU, ma mai dire mai.

In definitiva il film vale assolutamente la pena di essere visto e, anche se non ci voleva molto, è una versione nettamente superiore a quella confezionata da Whedon. Sul regista, adesso al centro di molteplici polemiche e accuse incrociate, sarebbe ingeneroso un giudizio netto, se non altro per essere entrato in corsa in un progetto concepito da un’altra persona; in questo la responsabilità è condivisa da più parti, in primis chi ha scelto dopo che la pizza era pronta ed era quasi cotta in forno di metterci un ananas sopra, che benché possa piacere a qualcuno (?) guasta sempre.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.